Uno dei pilastri della strategia aziendale dovrebbe essere quello di reinventare o adattare al contesto il proprio business con cadenza periodica. Ciononostante, soprattutto nelle realtà medio-piccole, questo non accade di frequente, portando numerose problematiche in caso di shock improvvisi – più o meno inaspettati. Ad esempio, una pandemia mondiale non era così imprevedibile, infatti anche in un’indagine effettuata nel World Economic Forum 2019 (Global Risks Perception Survey 2018–2019) la diffusione di un virus si trovava al decimo posto nei “rischi in termini di impatto globale”. Pertanto, risulta chiaro che – anche potendo “prevedere” alcuni dei problemi futuri – la capacità di adattamento non è ancora abbastanza sviluppata. Questo è dimostrato anche dal fatto che circa il 75% delle iniziative di cambiamento non portano ai risultati sperati.

Risulta chiaro – quindi – che ci sia qualcosa di errato nei nostri presupposti sul funzionamento del cambiamento in azienda. Nello specifico, modificando 3 aspetti delle nostre abitudini si possono raggiungere obiettivi decisamente migliori.

  1. Da “segui le best practices” a “condividi i tuoi errori”

Normalmente, per migliorare e portare cambiamento all’interno dell’organizzazione è buona abitudine studiare e copiare gli esempi di successo – interni o esterni. Al contrario, una tecnica che può essere maggiormente performante consiste nel condividere i propri errori e fallimenti con il resto dell’azienda. Partecipare a dei momenti che possono essere considerati “imbarazzanti” permette alla mente dei partecipanti di aprirsi e di sviluppare importanti connessioni, portando a un incremento della creatività e ad un rafforzamento del team.

 

  1. Da “se non è rotto non ripararlo” a “riparalo lo stesso”

La resistenza al cambiamento è ovviamente una delle cause maggiori del mancato adattamento nel tempo di molte aziende. Inoltre, poche persone sono pronte a prendersi i rischi di una reinvenzione del business, soprattutto se la necessità non è così impellente. Per riuscire a diffondere il cambiamento direttamente dai dipendenti dell’azienda, senza “calarlo dall’alto”, il team può svolgere l’esercizio “distruggi la tua azienda”, creando dei brainstorming per trovare il metodo più efficace di portare al fallimento l’impresa dove lavorano. Alla fine dell’attività, gli spunti emersi porteranno anche a pensare come evitare questi avvenimenti – fornendo idee per un eventuale cambiamento.

 

  1. Da “controlla le tue risorse” a “condividi le tue risorse”

Tipicamente, le imprese possiedono (o affittano) gli asset che permettono di creare valore, spesso investendo soldi in risorse che non sono però utilizzate tutti i giorni. Il problema si pone in momenti di volatilità, dove queste imprese rischiano di soffrire di mancanza di liquidità. Da questo nasce la possibilità di condividere gli asset poco utilizzati, che possono comprendere anche la stessa capacità produttiva. Perché non “prestare” la propria produzione – anche ai competitor – risparmiando denaro, diminuendo l’impatto ambientale e incrementando la propria flessibilità?

In conclusione, per resistere e sopravvivere in un mondo pieno di rischi ed estremamente interconnesso, l’adattabilità deve diventare parte della nostra vita. Oltretutto, il cambiamento non è una cosa che deve essere fatta una volta, ma è un percorso che deve essere portato avanti ogni giorno – trattando l’azienda come un bambino che cresce e si deve adattare ad ogni novità del suo corpo e dell’ambiente con cui è in contatto.

 

Fabio Papa – Scientific Director I-AER – Institute of Applied Economic Research

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