La questione ambientale e, in particolare, la riduzione dell’utilizzo della plastica, è stata protagonista indiscussa del dibattito pubblico dello scorso anno, tanto che per molti il 2019 è considerato l’anno della presa di coscienza sui temi della sostenibilità. Anche grazie a Greta Thunberg e ai suoi Friday for Future, l’emergenza ecologica non è più percepita come priorità solo per una élite, ma è diventato un problema vissuto dalla gran parte delle persone, basti pensare che negli ultimi quattro anni l’attenzione all’ambiente è cresciuta del 65%.

Per ovvie ragioni, il 2020 sarà ricordato per il Covid-19. Ma la pandemia di Coronavirus e, dapprima la paura per le conseguenze sanitarie, ed ora per quelle economiche, ha arrestato l’onda della sostenibilità? Cosa è rimasto dell’effetto Greta?

Secondo i dati Ipsos, il 72% degli italiani considera il cambiamento climatico un problema più serio sul lungo periodo della pandemia Covid-19. Non solo: oltre l’80% ritiene che il governo dovrebbe considerare il problema ambientale come primario per il rilancio economico del Paese.

Anche durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, per gli italiani il cambiamento climatico è rimasto un problema centrale, che richiede priorità di intervento, anche a livello di agenda di governo, per scongiurare possibili disastri futuri. L’80% degli italiani teme, infatti, il verificarsi di una sciagura ambientale se non verranno messi in atto provvedimenti efficaci e se non ci sarà un cambiamento di abitudini nella popolazione. L’imputata principale resta, infatti, l’attività umana, ritenuta da 8 italiani su 10 come la principale responsabile della situazione attuale.

Anche nella fase emergenziale, la sostenibilità ambientale è rimasta un elemento importante nelle scelte di acquisto della quasi totalità dei consumatori (93%). L’85%, inoltre, dichiara di voler fare la propria parte, privilegiando prodotti migliori per la salute e per l’ambiente. Un atteggiamento di crescente attenzione nelle scelte di consumo che, secondo il 56% degli italiani, è destinato ad aumentare ulteriormente nel prossimo futuro.

 

La plastica redenta?

La crisi sanitaria ha messo fortemente al centro la necessità di avere prodotti ‘sicuri’, preservando oggetti e cibo da contaminazioni, tramite l’adozione di mascherine, di guanti, di confezionamenti che assicurino massima tranquillità. Questo molto spesso ha significato un largo ricorso a prodotti usa e getta in plastica. Secondo recenti stime sarebbero già oltre 500 mila le tonnellate di guanti e mascherine da smaltire a seguito dell’emergenza.

Indagando se la popolazione sia ancora diffidente verso gli imballaggi di plastica o se questa sensibilità sia finita in secondo piano a causa della situazione di forza maggiore, scopriamo che il 95% degli italiani continua a ritenere la plastica un problema serio, e cresce addirittura la preoccupazione generale con il 53% che definisce la situazione già oggi molto grave (+3% Vs 2018).

L’emergenza Covid non sembra, dunque, aver fatto passare in secondo piano la preoccupazione per l’accumulo di rifiuti plastici.  Continua, infatti, a crescere il numero di persone che dichiarano di impegnarsi attivamente per limitare il consumo di plastica (70%, Vs 61% 2018) e diminuiscono invece coloro che non sanno come farlo, indice di una maggiore consapevolezza generale delle pratiche di riuso e riciclo, così come di soluzioni alternative.

 

Francesca Petrella – Responsabile comunicazione Ipsos

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