Premessa

Il concetto che le strategie aziendali, includendo ovviamente anche quelle finanziarie, siano valutate in relazione alla capacità che esse hanno di incrementare il “valore economico” dell’azienda non presenta aspetti controversi ed è generalmente accettato. L’obiettivo di questa breve nota è quello di affrontare un tema ampiamento analizzato e dibattuto in finanza ma sempre di grande attualità: la struttura finanziaria ottimale dell’impresa e la creazione di valore. Questione sempre rilevante per guidare le scelte d’investimento e particolarmente determinante in situazioni di particolare tensione finanziaria. Ancora di più è critica in contesti economici caratterizzati da mercati finanziari non evoluti e notevole dipendenza dal sistema bancario. Una disamina completa ed esaustiva della materia non è l’obiettivo di questa nota ma appare utile focalizzarsi su alcuni elementi di base, certo ben noti ma spesso trascurati.

Struttura finanziaria

La tabella che segue rappresenta in estrema sintesi lo stato patrimoniale dell’impresa (v. Fig.1). Come ben noto, le attività, nelle loro diverse forme, sono finanziate dalle risorse messe a disposizione degli azionisti e da quelle fornite dai finanziatori (i.e. banche, sottoscrittori di strumenti di debito, fornitori, TFR, etc.)

Conseguentemente, è fondamentale comprendere (i) perché è utile ricorrere all’indebitamento per finanziare l’attività dell’impresa – e non viceversa utilizzare esclusivamente risorse forniti dagli azionisti – e (ii) qual è l’ammontare di debito considerato ragionevole ed accettato dal sistema finanziario. Quindi, cerchiamo di rispondere al primo punto.

L’utilizzo dell’indebitamento consente di perseguire alcuni vantaggi:

a. in primo luogo, seppure con certi limitazioni, gli oneri finanziari sostenuti per il servizio del debito sono deducibili ai fini della determinazione delle imposte, generando conseguentemente un risparmio d’imposta. Ovviamente, ciò avviene per imprese che generano un sufficiente livello di reddito ed il beneficio è maggiore in funzione del numero di anni in cui questo flusso è generato (v. Fig. 2) ;

b. impone al management maggiore disciplina nella gestione dell’impresa, avendo, questo, a disposizioni risorse che debbono essere “rimborsate” a scadenze predefinite e che, conseguentemente, richiedono un’allocazione del cashflow generato dalle attività;

c. permette di finanziare gli investimenti con una fonte di risorse “meno costosa” del capitale messo a disposizione degli azionisti, richiedendo quest’ultimi generalmente una remunerazione più elevato rispetto a quella richiesta dai finanziatori.

Fabrizio Piercarlo Bonelli: Dottore commercialista & revisore legale Studio GFT & Partners, Consigliere Asseprim Settore Finanziario e Assicurativo

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